Nel mio percorso lavorativo per molti anni sono stata responsabile di una comunità per minori dove ho potuto sperimentare direttamente la forza dello strumento della supervisione. Oggi offro consulenze per equipe educative, assistenti sociali, infermieri ed altre figure professionali della cura.

La supervisione è un potentissimo strumento per il singolo operatore, il gruppo di lavoro ed in definitiva per le persone prese in carico.  

E’ uno spazio in cui è possibile riconoscere, condividere elaborare emozioni ed immagini del singolo operatore che possono diventare uno strumento chiave nel lavoro quotidiano.

A cosa serve la supervisione

Nella supervisione vengono condivise e create nuove immagini, nuovi obiettivi e nuove aspettative dell’equipe curante che ne guideranno l’agire pratico quotidiano. I cambiamenti e gli stimoli, inizialmente individuabili solo nella mente degli operatori si trasformeranno presto in movimenti e cambiamenti delle persone oggetto di cura in quella istituzione.

Uno sguardo esterno che possa cogliere quei vissuti, significati e quelle dinamiche che non sono tangibili per chi lavora nel quotidiano con persone che soffrono e fanno soffrire gli altri.

La supervisione è un momento di riflessione per valutare il proprio agire e gli strumenti utilizzati o utilizzabili per raggiungere al meglio gli obiettivi prefissati. Questo strumento aiuta inoltre a far emergere vissuti, fantasie ed aspettative rispetto al proprio ruolo professionale. Spesso emergono fantasie salvifiche o di onnipotenza che si oppongono con quelle di impotenza e disinvestimento. Aiuta inoltre a tollerare i limiti imposti dalle istituzioni e dal ruolo lavorativo.

La supervisione è un ottimo strumento non solo, per migliorare la qualità del servizio offerto, ma permette anche agli operatori di risolvere o migliorare alcune dinamiche conflittuali con gli utenti ed i colleghi, migliorando così il benessere e la soddisfazione lavorativa.

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Sono una Psicologa Psicoterapeuta e ricevo nel mio studio privato a Trento, in corso M. Buonarroti n° 28. Il mio orientamento è psicodinamico; mi sono formata presso la scuola di specializzazione quadriennale C.e.R.P a Trento (Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Psicoanalitica). Nella mia pratica clinica integro il mio approccio con altre tecniche quando le difficoltà psicologiche del paziente lo rendono necessario. 

Mi occupo di adulti, bambini ed adolescenti che stanno vivendo un momento di difficoltà. Le problematiche psicologiche trattate più di frequente nel mio studio riguardano: ansia, depressione, difficoltà relazionali, bassa autostima, disfunzioni sessuali, disturbi alimentari, dipendenza affettiva, conflitti e traumi e lutti non risolti.

Il primo periodo della terapia è di conoscenza reciproca ed è necessario per capire se sia possibile lavorare insieme e su quali obiettivi. Il percorso terapeutico è per prima cosa un incontro tra due esseri umani; per poter proseguire necessità della volontà di entrambe le parti (terapeuta e paziente) di aprirsi alla relazione. Per alcune persone, sopratutto quelle che hanno sofferto molto in passato, questo passaggio è difficile e faticoso.

La durata della terapia è difficile da stabilire a priori ed è spesso molto variabile a seconda della problematica affrontata e delle risorse che la persona riesce a mettere in campo.

Svariate sono le tematiche che spesso emergono nel corso della terapia. Alcune di queste riguardano: l’identità e l’autostima, la relazione che instauriamo con noi stessi e le interazioni messe in atto con gli altri. Spesso sono presenti, nelle persone che si rivolgono a me, traumi e lutti, pensieri intrusivi e i meccanismi di difesa inconsapevoli. Quest’ultimi si attivano spesso in modo automatico e portano con sé, oltre agli innumerevoli vantaggi per i quali si sono formati, anche molti svantaggi e costi.